Negli ultimi anni ho visto cambiare il modo in cui le persone si avvicinano alla falegnameria. Per questo ho deciso di ripensare il mio corso di falegnameria.
Quando ho iniziato a insegnare falegnameria nella mia bottega a Milano, immaginavo che due giornate fossero il tempo giusto per trasmettere il maggior numero possibile di tecniche. Negli ultimi anni, però, mi sono accorto che le persone arrivano in bottega con un desiderio diverso.
Molti mi raccontano di trascorrere le giornate davanti a un computer, in riunione o tra mille notifiche. Non cercano un nuovo mestiere ma cercano qualcosa di concreto su cui mettere le mani e il legno ha questa capacità.
Il legno ha una caratteristica: prima di lavorarlo bisogna fermarsi a osservarlo.
Ogni tavola è diversa dall’altra. Cambiano la venatura, la durezza, il modo in cui reagisce agli attrezzi. Per lavorarla bisogna prima imparare a osservarla. Solo dopo si misura, si taglia, si assembla.

In bottega il tempo sembra scorrere in modo diverso. Non perché le ore passino più lentamente, ma perché smettiamo di rincorrerle. L’attenzione si sposta sul gesto e sulla soddisfazione di vedere nascere un oggetto dalle proprie mani.
Forse è anche questo il motivo per cui sempre più persone riscoprono il piacere del lavoro manuale. Non è un ritorno al passato, è il desiderio di ritrovare un equilibrio.

Ripensando a tutto questo ho deciso di cambiare il corso di falegnameria. Da gennaio non durerà più due giorni ma una sola giornata. Non perché insegnerò meno, ma perché voglio concentrarmi su ciò che conta davvero.
In una giornata non si diventa falegnami ma si può entrare in una vera bottega, conoscere gli attrezzi, imparare le tecniche fondamentali e costruire un piccolo mobile con le proprie mani.
Un obiettivo concreto, senza promesse irrealistiche.

Mi piace pensare che chi tornerà a casa porterà con sé non soltanto un mobile ma anche il ricordo di una giornata trascorsa a fare qualcosa di concreto. In un tempo in cui quasi tutto passa attraverso uno schermo, forse anche questo ha un valore.
Nei prossimi mesi approfondiremo questa riflessione. Perché ho l’impressione che dietro il desiderio di lavorare il legno ci sia qualcosa di più profondo del semplice piacere di costruire un mobile.
Se questa riflessione ti ha incuriosito, o vuoi saperne di più sul nuovo corso di falegnameria, puoi scrivermi all’indirizzo carlo@mestierincorso.it. Leggo sempre con piacere le tue mail e, molto spesso, sono proprio le domande di allievi e allieve a suggerirmi i temi dei prossimi articoli.
A presto!
Il maestro Carlo