Quando si parla di mobili antichi, prima o poi compare sempre lui: il tarlo. In realtà quello che chiamiamo semplicemente “tarlo” è solo uno dei tanti insetti xilofagi, cioè insetti che si nutrono di legno. Per chi restaura mobili, conoscere questi insetti non è solo una curiosità scientifica: è il primo passo per capire che cosa sta succedendo dentro il mobile.
Il ciclo di vita degli insetti che mangiano il legno
Tutti gli insetti xilofagi attraversano quattro fasi di sviluppo:
- uovo
- larva
- pupa
- adulto
La femmina depone le uova sulla superficie del legno, preferibilmente in punti riparati: piccole fessure, crepe o superfici rugose. Le superfici lisce o verniciate non sono amate, perché l’insetto fatica a deporre le uova. Quando l’uovo si schiude nasce la larva, ed è proprio in questa fase che l’insetto si nutre del legno scavando gallerie.
La fase larvale è anche la più lunga della vita dell’insetto e può durare da uno fino a dieci anni, a seconda della specie, della temperatura, dell’umidità e della stagionatura del legno. Quando lo sviluppo è completo, la larva si trasforma in pupa e infine in insetto adulto, che pratica il foro di uscita e abbandona il legno.

Come fanno gli insetti a nutrirsi di legno
Il legno è composto principalmente da cellulosa e lignina, sostanze difficili da digerire per molti organismi. Gli insetti xilofagi riescono a nutrirsene grazie a una collaborazione invisibile: nel loro intestino vivono funghi e batteri che trasformano lignina e cellulosa in sostanze nutritive come zuccheri, proteine e vitamine.
Questa collaborazione tra organismi diversi si chiama simbiosi ed è il segreto che permette a questi insetti di vivere nel legno per anni.
Gli insetti xilofagi che troviamo nei mobili
Gli insetti che si nutrono di legno sono molti, ma quando si parla di mobili antichi quelli che incontriamo più spesso sono tre:
- Anobiidi, i classici tarli del legno
- Cerambicidi, detti capricorni delle case
- Isotteri, cioè le termiti
Tra questi, nei mobili, i più comuni sono gli Anobiidi e Cerambicidi

I tarli del legno
Gli Anobiidi sono piccoli coleotteri lunghi circa 2,5 – 9 mm. Hanno una caratteristica facilmente riconoscibile: il primo segmento del torace copre la testa, che quindi non è visibile osservando l’insetto dall’alto. Le larve hanno la tipica forma ricurva a “C” e possiedono mandibole robuste con cui scavano nel legno.
Dopo l’accoppiamento la femmina depone le uova nelle fessure del legno o nei vecchi fori di uscita. Dopo alcune settimane le larve penetrano nel legno e iniziano a scavare gallerie. Quando l’insetto adulto esce dal legno lascia il foro di sfarfallamento, spesso accompagnato dalla fuoriuscita di rosume, una polvere molto fine composta da segatura e feci.
Il tarlo più comune nei mobili
Il più diffuso è Anobium punctatum, il classico tarlo del legno che si trova spesso nei mobili antichi. Attacca sia latifoglie che conifere e può nutrirsi anche di legni molto stagionati. Contrariamente a quanto si pensa, i tarli non producono rumori mentre mangiano il legno. Esiste però una specie particolare, Xestobium rufovillosum, chiamata tradizionalmente “orologio della morte”, che emette piccoli colpi ritmici per richiamare il partner.
Le larve scavano gallerie in tutte le direzioni e, nei mobili antichi, possono provocare danni sia strutturali che estetici.

Il capricorno delle case
Molto più grande è il capricorno delle case, appartenente alla famiglia dei Cerambicidi. Gli adulti possono misurare fino a 2–2,5 centimetri e hanno lunghe antenne rivolte all’indietro. Le larve scavano gallerie molto ampie e durante il lavoro è possibile percepire un caratteristico rumore nel legno.
Quando l’insetto adulto esce, lascia fori di dimensioni molto maggiori rispetto a quelli dei tarli comuni. Il capricorno può rimanere nel legno anche per più di dieci anni e per questo motivo è particolarmente pericoloso non solo per i mobili ma anche per travi e strutture lignee delle abitazioni.
Non tutti i mobili “tarlati” sono un problema
Una cosa che sorprende molti proprietari di mobili antichi è questa: non tutti i mobili che presentano fori sono necessariamente infestati. Molti pezzi antichi portano semplicemente i segni di attacchi avvenuti decenni o addirittura secoli fa. Il tarlo ha fatto il suo ciclo vitale, è uscito dal legno e il mobile è rimasto con le sue gallerie.
Per questo motivo, prima di intervenire con un trattamento antitarlo, è sempre importante capire se l’attacco è ancora attivo oppure no. Sotto vedi la gamba di un tavolino con il tarlo attivo.

Come capire se il tarlo è ancora attivo
Quando si troviamo un mobile pieno di fori, la prima domanda che ci facciamo è: il tarlo è ancora attivo oppure no? I fori che vediamo sulla superficie del legno non sono prodotti dalle larve mentre scavano, ma dagli insetti adulti quando escono dal legno. Per questo motivo la presenza dei fori, da sola, non significa necessariamente che l’infestazione sia ancora in corso. Ci sono però alcuni segnali che possono aiutarci a capire se l’attacco è recente.
La presenza di rosume. Il primo indizio è il rosume, cioè la polvere di legno prodotta dagli insetti. Se sotto il mobile, sui ripiani o vicino ai fori compare una polvere molto fine, simile alla segatura, è possibile che l’insetto sia ancora attivo. In molti casi questa polvere fuoriesce lentamente dalle gallerie scavate nel legno. Se invece i fori sono puliti e non si vede rosume da tempo, spesso significa che l’attacco è vecchio e ormai terminato.
L’aspetto dei fori. Anche i fori raccontano qualcosa. I fori recenti hanno bordi chiari e netti, perché il legno appena scavato non si è ancora ossidato.
I fori vecchi, invece, tendono ad avere i bordi più scuri e smussati, spesso coperti dalla stessa patina del legno. Nell’immagine sotto vedi fori vecchi di tarlo comune (A) e di Capricorno delle case (B)
Il periodo dell’anno. Gli insetti adulti escono dal legno soprattutto in primavera e all’inizio dell’estate, quando la temperatura aumenta. Se in questo periodo compaiono nuovi fori o rosume, è più probabile che l’infestazione sia ancora attiva.

Nel restauro impariamo soprattutto questo: guardare il legno con occhi diversi. Anche un piccolo foro di tarlo può raccontare una storia e insegnarci qualcosa sul mobile che abbiamo davanti. Se ami il restauro del mobile e vuoi avvicinarti a questo mondo affascinante, puoi farlo in diversi modi:
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A presto,
Il maestro Carlo
le immagini dell’articolo sono tratte dai Corsi Online di restauro, la foto del tarlo comune è di Andrè Lequet e la foto della larva del capricorno delle case è protetta da licenza Creative Commons: autore Rasbak che ringrazio.