Vecchi mobili italiani: “maggiolino” o Maggiolini?

Continua la pubblicazione di alcuni estratti dal libro “Vecchi mobili italiani” scritto dalla Contessa Terni De Gregory negli anni 50. Si tratta di un libro che non è più stato pubblicato e questa mi sembra una buona occasione per rileggerne insieme alcuni brani.

Se ti interessano la storia e il restauro del mobile antico li  trovi in questa sezione: Libri, e-book e DVD.

“maggiolino” o Maggiolini?

Molte  persone,  anche  di  quelle  da  ritenersi  di  cultura  superiore,  trovandosi in  casa un  mobile  intarsiato, dichiarano con evidente  soddisfazione  di  possedere “un  Maggiolino” (quasi  si  trattasse  di  un  coleottero!). Tanto sono vaghe e nebbiose  le idee correnti  in materia  antiquaria, che spesso il vantato ” Maggiolino” risulta  essere un canterano  secentesco  intarsiato, ovvero, nei casi meno  assurdi, un  qualunque mobile  intarsiato  dell’epoca  neoclassica.

Cerchiamo  di chiarirci  le idee!  E prima  di tutto  constatiamo  che “un Maggio­lino” è una cosa non-esistente, mentre  invece un Maggiolini  è un mobile costrui­to  ed  intarsiato dal falegname Giuseppe Maggiolini  da  Parabiago,  da suo  figlio Carlo Francesco,  oppure da  qualche  allievo o aiuto nel loro laboratorio. Questi   mobili  sono  autentici “Maggiolini” ma  il  genere  di  mobile  da  loro elaborato  e reso  celebre  godette  di tanto favore nella Lombardia del  tardo  Settecento  e  primo  Ottocento e perfino  oltre  i confini  d’Italia, che  sorse  una  folla d’imitatori ad  empire  tutta  l’ Italia  settentrionale di mobili  intarsiati  “uso Mag­giolini”. Anche  semplici  falegnami  di  villaggio  produssero mobili  impiallacciati con  elementari decorazioni  in  tarsia,  che  ora  vengono  inclusi  nel termine  generico  di  “mobili  Maggiolini”.

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La scoperta…

Giuseppe  Maggiolini  era figlio di un guardaboschi ossia camparo  del convento dei Cistercensi  a Parabiago sul  milanese.  Nacque  il 23 novembre  1738.  Il  padre fu  Ghilardo, non si sa  da  dove,  la  madre,  Caterina  Cavalieri  di  Parabiago. Imparò  a lavorare il legno nel laboratorio annesso  al convento  e dimostrò  pre­sto  una  rara  genialità  e precisione  nel lavoro, eseguendo  per  un  dotto  frate nu­mismatico  uno  scaffale  per  tener  medaglie  e monete.

Rimasto  orfano  verso  i vent’anni e  poverissimo,  pure  volle  prendere  moglie ed aprire  bottega  per  conto  proprio.  lvi  eseguiva mobili  semplici  ma  di fattura accuratissima, decorati  con  motivi  intarsiati.   Quando  già l’umile  artigiano  s’avvicinava al quarantesimo anno  di età, alcuni  di questi  mobili, esposti sulla strada davanti alla bottega (forse più per fare asciugare la vernice che per esporli) furono notati dal pittore  Giuseppe Levati, venuto  in gita a Parabiago  col marchese Pom­peo  Litta, per  il quale  decorava  il Palazzo Litta  a Lainate.   Il  Levati  si fermò, esaminò  i mobili  di  cui  ammirò  la linea  elegante,  l’esecuzione  accurata,  e volle conoscere  il geniale artefice.

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Marqueterie e parqueterie…

Da questo  episodio accaduto,  sembra,  nel 1776, ebbe inizio la brillante  carriera del Maggiolini  che  presto  ebbe  clienti  fra  l’alta  aristocrazia  di  Milano  e  passò quasi senza accorgersi  dalla categoria dei falegnami  a quella  degli ebanisti.  Altri pittori  in  voga  vollero fornirgli  i  disegni  per  mobili  decorati  con  veri  quadri eseguiti  in tarsìa  e, dopo  pochi  anni,  si trovò  ad  essere il Maestro  ebanista  preferito dalle  famiglie  nobili  ed  ammesso  a  lavorare per  la  Corte  dell’Arciduca Ferdinando governatore della Lombardia per conto di sua madre, Maria Teresa d’Austria!

Il  Maggiolini  lavorò  per la corte  non  solo in “marqueterie”,  ossia nella tarsìa minuta  dei  mobili,  ma anche  in “parqueterie, cioè in  quella  larga  dei  ricchi  e complicati pavimenti.   Sotto  la  direzione  del  celebre  architetto  Piermarini, che dirigeva  la  ricostruzione e  decorazione   del  vecchio  Palazzo  Ducale,   eseguì  di­versi  pavimenti   ancora  esistenti   e  molti  ricchi  mobili  di  tipo  neoclassico  con splendide tarsìe;  creò  così lo stile  che  porta  il suo  nome. Dovette  cambiare  casa, laboratorio  e  prendere molti  lavoranti  per  preparare il materiale  dei “parquets” da mettere  in opera  a Milano  ed i fusti  dei mobili  sui quali alcuni dei lavoranti  più preparati l’aiutavano ad applicare le sue finissime tarsìe.

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86 qualità di legno…

Giuseppe Maggiolini  imparò  a  comporre i graziosi  mazzi  di  fiori  e frutta, i “candelabri” che così spesso  decorano  le lesene  dei suoi  mobili,  i meandri  ed i nastri intrecciati ed annodati,  i trofei d’armi e di strumenti musicali. I nastri, “lacci e bindelli  svolazzanti”,  erano  una sua specialità.  Ma  per i veri quadri  di  paesaggio o figura ricorreva ai più distinti  artisti:  ebbe il massimo contributo dal Levati, seguito  dall’Appiani e dal Cantalupi, che per lui fecero  molti  cartoni.

Per gli intarsi  il Maggiolini  adoperava  86 qualità di legno, sfruttandone tutte  le variazioni di tinte.  Molto  raramente e solo quando gli accorrevano  tinte vivissime, quali  l’azzurro ed il rosa, ricorreva  alla tintura del legno. Otteneva  l’ombreggiatura  con l’immergere i minuti  pezzi di legno  nella sabbia  arroventata.

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Se ti interessano la storia del mobile e il restauro del mobile antico li trovi qui: Libri e e-book e DVD.

Ci sentiamo presto con altri interessanti brani tratti dal libro “Vecchi mobili Italiani” edito negli anni 50 da Antonio Vallardi Editore.

Il maestro Carlo

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Mi chiamo Carlo Ferrari e da oltre 20 anni mi occupo di restauro e antiquariato.

Un giorno ho deciso di fare della mia passione il lavoro del mio futuro. Un hobby, una passione proprio come te.

Oggi posso dire di essere un restauratore affermato, ho molti clienti privati, lavoro per istituzioni e per alcuni grandi antiquari.