Shabby Chic: la storia vera del finto trasandato

“Il comfort, la bellezza dell’imperfezione, il fascino degli oggetti rovinati dal tempo uniti al piacere di una vita semplice e pratica: questi sono i fondamenti di ciò che oggi conosciamo come  lo stile Shabby Chic”.

Così Rachel Ashwell, guru indiscussa in materia  inizia il suo libro dedicato a questo stile. In esso sono contenuti preziosi consigli su come ridare vita a vecchi oggetti  recuperandoli  in maniera semplice e creativa e dove collocarli nella tua casa.

Sebbene alcuni potrebbero trovare la frase “Shabby Chic” un controsenso – prosegue Rachel –  l’idea che qualcosa di consunto, logoro (shabby) possa essere considerato paradossalmente anche elegante (chic) –  i due elementi vanno mano nella mano. Lo Shabby con il suo modo di evitare e respingere tutto ciò che è troppo nuovo, moderno o appariscente, in aggiunta alla sua ribellione contro la perfezione, è precisamente ciò che rende questo stile così attraente. La confortevole intimità di un paio di jeans consumati e scoloriti – contro la rigidità di un paio nuovo – è l’attrattiva dello Shabby Chic.

Gli europei hanno apprezzato a lungo questo modo di vivere e di questo sono testimoni  l’eleganza di una decadente villa italiana, di un castello francese, o una casa di campagna inglese i cui proprietari potrebbero permettersi di comprare nuovi mobili, ma preferiscono lo splendore rovinato di un velluto sbiadito e mobili screpolati ereditati dai loro antenati. Lo Shabby Chic rappresenta un modo per far rivivere e apprezzare ciò che è utile, amato, e confortevole, anche se  qualcuno potrebbe percepirlo come troppo rovinato per essere utilizzato.

Collezionare importanti, rari o costosi oggetti significa adottare la filosofia “guardare ma non toccare”, contrariamente allo Shabby Chic. La mia filosofia per quanto riguarda l’arredamento consiste nel concetto nel quale nulla deve essere troppo costoso. Un bambino dovrebbe sentirsi libero di mettere i piedi sul divano; un ospite, di appoggiare la tazza sul tavolo da salotto. Io credo in uno stile confortevole, non troppo dettagliato che doni rilassatezza e non rigidità. Io credo nel vivere in empatia con le proprie cose e non semplicemente possederle.

Una sedia spaziosa, abbastanza grande per un bimbo e un cane o due, foderata con un tessuto leggermente rugoso e rovinato, con ampi  braccioli  perfetti per appoggiarvici sopra le gambe; un vecchio baule, la cui pittura si sta scrostando sugli angoli, riciclato come  tavolino da caffè; un vaso di rose del giardino un po’ appassite, con qualche petalo mancante; uno specchio vintage, incorniciato con un pezzo di ferro ricavato da un vecchio cancello con motivi floreali; un candelabro leggermente arrugginito trovato su un mercatino delle pulci; un vecchio e graffiato secchio per il carbone usato come scatola per il pane; una fila di candele al profumo di vaniglia per profumare  e rendere accogliente una stanza. Questi sono alcuni degli elementi che preferisco di questo look facile e attraente. I colori in armonia con questo stile tendono ad essere tenui e gradevoli come ad esempio il verde menta, il verde celadon e il verde mare, i rosa polverosi, gli azzurro cielo pallidi,  gli avorio e i crema, i grigi  che sembrano mutati con il tempo; i bianchi freddi  e decisi che si mescolano con l’ambiente circostante.

Non è affascinante tutto ciò?  Non senti un’irrefrenabile voglia di metterti al lavoro spulciando tra mercatini dell’antiquariato o nella soffitta della nonna? Non vedi l’ora di destreggiarti tra vernici e pennelli?

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Il maestro Carlo

Qui trovi il libro di Rachel Aswell da cui è stato liberamente tradotto l’articolo: Shabby Chic

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Mi chiamo Carlo Ferrari e da oltre 20 anni mi occupo di restauro e antiquariato.

Un giorno ho deciso di fare della mia passione il lavoro del mio futuro. Un hobby, una passione proprio come te.

Oggi posso dire di essere un restauratore affermato, ho molti clienti privati, lavoro per istituzioni e per alcuni grandi antiquari.